Un ritorno graditissimo quello del supergruppo “The Raconteurs“! Sono passati ben undici anni dall’ultimo lavoro in studio “Consolers of Lonely” e Jack White conferma ancora di essere uno degli ultimi geni musicali in circolazione. Sprezzante delle mode musicali, insieme agli storici compagni d’avventura (uno su tutti, Brendan Brenson, altra mente compositiva del quartetto), la band ci regala un disco “fuori dal tempo” e “fuori da ogni schema del mercato discografico”.

Essendo la “Third Man“, la sua etichetta discografica, Jack fa letteralmente ciò che vuole.
Il disco è un continuo tributo al blues storico del Mississippi, alla musica folk e a Dylan e soprattutto ai “The Beatles”. Jack White e la band vogliono regalare all’ascoltatore un momento di appagamento dei sensi tramite la loro musica. Tutto deve passare in secondo piano, quando si ascolta la loro musica.

Infatti, ad ogni loro concerto, chi assiste deve firmare una liberatoria e consegnare il proprio smartphone che verrà appositamente sigillato. E’ una bellissima cosa , che tantissimi dovrebbero fare ad ogni concerto. Abbandonare per un lasso di tempo il quotidiano e godere di un’esperienza da ricordare senza distrazioni tecnologiche. Sembra quasi una sfida a due tra Jack e Brendan, che si conferma davvero un asso. I due si dividono le parti vocali, coadiuvati abilmente da Patrick Keeler e Jack Lawnson.

Anche i vari video promozionali tratti dall’album sono assolutamente minimalisti e incentrati soltanto sulla musica. La produzione del lavoro è curata allo stesso tempo ma sa essere grezza come i migliori dischi anni sessanta.

La quasi omonima title track “Help Me Stranger” è un piccolo manifesto della band. Brano che inizia molto lentamente e che dopo un breve riff con la chitarra distorta di Jack al top, diventa un piccolo omaggio alle sonorità tipiche di Simon and Garfunkel.

Si può passare da ballad emotivamente intense come “Now That’s You’re Gone“,che paga pegno pesantemente ad un quartetto che ha fatto di “Abbey Road” il suo trademark (nda e che tutti sapete chi sia), a pezzi davvero coinvolgenti e ritmati quali “Sunday Driver“, assai programmata ultimamente in radio, che dimostra perché Jack White sia considerato da molti addetti ai lavori, tra i migliori chitarristi in circolazione.

A volte magari pecca di presunzione, sapendo di essere bravo ma alla fine a noi piace così.
Il tributo ad uno dei nomi più storici del movimento hippy, Donovan, riesce alla perfezione con la sua “Hey Gyp” (Dig the slowness), resa davvero magistralmente.

Questo è uno dei quei lavori che merita di essere acquistato in vinile. Sono certo che le sue tante qualità possano emergere in maniera migliore con questo formato. Spero che non passino ancora undici anni da un loro nuovo lavoro e che Brandon abbia sconfitto i suoi demoni legati all’alcool.

Recensione di Mauro Brebbia

 

Tracklist

Bored and Razed – 3:35
Help Me Stranger – 3:36
Only Child – 3:41
Don’t Bother Me – 2:53
Shine the Light On Me – 3:28
Somedays (I Don’t Feel Like Trying) – 4:06
Hey Gyp (Dig the Slowness) (Donovan cover) – 2:25
Sunday Driver – 3:38
Now That You’re Gone – 4:01
Live a Lie – 2:20
What’s Yours Is Mine – 2:49
Thoughts and Prayers – 4:42

 

Formazione

Jack White – voce, chitarra, piano, sintetizzatore
Brendan Benson – voce, chitarra, percussioni, armonica
Jack Lawrence – basso, chitarra, sintetizzatore, cori
Patrick Keeler – batteria, percussioni, cori

Altri musicisti

Dean Fertita – piano, sintetizzatore, chitarra, organo
Lillie Mae Rische – violino
Scarlett Rische – mandolino
Joshua V. Smith – cori, organo

 

 

Mauro Brebbia
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