Il metal italiano ha sfornato da sempre grandi band, alcune delle quali hanno avuto più fortuna, altre meno. I Wizard, poi The Steel, nati sul finire degli anni settanta sono un pezzo di storia del nostro heavy metal, ed oggi con immenso piacere abbiamo avuto il piacere di scambiare due parole con Tiziano.

Ciao ragazzi, benvenuti su long live rock’n’roll. Vorrei partire facendovi innanzitutto i complimenti per il nuovo disco, davvero ben riuscito, dal sound fresco e soprattutto pieno zeppo di canzoni di assoluto valore. Volete raccontarci tutto ma proprio tutto di ‘The Steel II’?
“Prima di entrare in studio a registrare l’album avevamo fatto una pre produzione meticolosa nel nostro “home studio” in modo da avere un’idea molto chiara del prodotto finale e ragion per cui sapevamo bene tutto ciò che dovevamo suonare su ogni brano. Pensavamo quindi di terminare il disco in un tempo minore rispetto al precedente ‘The Evolution of Love‘ ma poi gli eventi successivi hanno ostacolato tantissimo questo progetto ed alla fine c’è voluto più
di un anno per avere finalmente ‘The Steel II‘. Non mi riferisco solo al lockdown dovuto al covid che chiaramente ha interferito negativamente tantissimo sui tempi di realizzazione del disco, ma anche ad un mio incidente di percorso che mi ha colpito durante le registrazioni delle parti cantate che ho dovuto interrompere a metà dell’opera per sottopormi ad un intervento chirurgico che mi ha poi messo ko per più di 6 mesi. Anche questa volta come nel precedente album abbiamo avuto la graditissima collaborazione alle tastiere di Luca Di

Gennaro che ha suonato in 6 degli 11 brani che compongono ‘The Steel II’. Questo è indubbiamente un album più omogeneo e senza troppe divagazioni come invece abbiamo fatto in passato ed ha fondamentalmente due matrici, una più heavy rock ed un’altra più marcatamente hard rock. La distribuzione fisica e la promozione dell’album sono ad opera della Wanikiya Record con cui abbiamo recentemente firmato un contratto dopo esserci lasciati con la Perris Records”.

Faccio un passo indietro nel tempo e vi chiedo di raccontarci come sono nati i Wizard, e dei dischi che avete realizzato con questo nome.

“Io (Tiziano Favero alias Roy Zaniel) e Rino Musella, il nostro batterista, ci conosciamo e siamo cresciuti insieme musicalmente fin da ragazzini e nel lontano 1979 abbiamo stabilizzato questa band chiamata Wizard facendo i nostri primi live. Siamo sempre stati un power trio fortemente ispirato dall’hard rock di bands quali Led Zeppelin, Black Sabbath, Rush e comunque da quel sound anni 70. Per tutto il decennio anni 80 siamo stati la band più importante e rappresentativa del metal Campano durante la crescita ed il fermento del
movimento metal underground italiano riconosciuti tali anche dalla critica e dalla stampa specializzata dell’epoca fatta di riviste come H.M., Metal Shock, Ciao 2001, Rockerilla e tante altre. Abbiamo realizzato gli album ‘We Can Do It‘ nel 1987 e ‘Shiver And Shake‘ nel 1989 oltre che essere presenti nella compilation di metal bands italiane ‘Surgery of the Power‘ del 1988″.
La vostra biografia spiega che dopo ‘Shiver And Shake’ del 1990 è seguito un lungo periodo di inattività per poi tornare in pista nel 2010. In tutti questi anni vi siete allontanati dalla musica dedicandovi ad altro, o siete comunque rimasti in questo fantastico ma al tempo stesso spietato mondo musicale?
“Quando la band si è sciolta io ho smesso categoricamente di essere un musicista e non ho più toccato il mio strumento fino al momento della reunion avvenuta poi nel 2010. Rino invece è rimasto sempre nel giro suonando con diverse altre bands anche in altri settori musicali”.
Come mai la scelta di cambiare nome alla band e come siete arrivati a scegliere The Steel? Wizard non vi rappresentava più oppure ci sono altre motivazioni dietro?
“La vera svolta quando abbiamo riformato i Wizard è avvenuta nel 2014 con l’entrata nella band di Marco Perrone alla chitarra. Abbiamo realizzato dapprima l’Ep ‘Straight To The Unknow‘ e poi l’album ‘The Evolution Of Love‘, ed è stato a questo punto nel 2017, che abbiamo cambiato il nome in The Steel per volere dell’etichetta statunitense Perris Records che, nel distribuire il disco, non voleva possibili controversie con gli omonimi Wizard tedeschi e quindi ci suggerì di trovarne uno nuovo . Non è stato facile per noi questa scelta perché il nome Wizard è scritto nel nostro DNA ed è marchiato sulla nostra pelle dopo tanti anni di attività e di riconoscimenti avuti; è stato un po’ come cambiare la propria
identità senza però voler togliersi di dosso la precedente ed infatti sui nostri social facebook e youtube abbiamo lasciato entrambe i nomi The Steel – Wizard ad eccezione chiaramente del logo sui nostri nuovi album. Oggi comunque abbiamo superato quel trauma e ci sentiamo The Steel anche alla luce soprattutto di questo secondo album con questo nome”.
Sempre nella recensione ho scritto che è un vero peccato che il vostro gruppo sia stato lontano troppi anni, vista la qualità enorme del nuovo disco, sono convinto che avreste potuto fare davvero il gran salto negli anni addietro. Avete dei rimpianti in merito?
“Sinceramente non ho rimpianti al riguardo. Sono comunque stati degli anni bellissimi e ricchi di esperienze e soddisfazioni gratificanti.
Del resto il passato non si può cambiare ma una cosa è certa, non abbiamo più l’età di allora
ma in quanto a voglia e ad esperienza non siamo secondi a noi stessi a tanti anni di distanza”.
Tornando al presente, c’è una canzone del nuovo album che secondo voi vi rappresenta al meglio?
“Probabilmente per ciò che riguarda il proseguo della band e di ciò che faremo ancora citerei il brano che apre l’album ‘Don’t Runaway‘ che è anche il brano più ascoltato e riprodotto del disco su Spotify dove è stato aggiunto a decine di compilations. Le nostre nuove composizioni e produzioni certamente sono orientate su quel tipo di sonorità e di struttura del brano nel suo complesso. Ma brani più hard rock come ‘I’ve Lost My Woman‘ e ‘Take It Or Leave It‘ sono il riflesso dei Wizard sugli attuali The Steel”.
Tra le altre cose mi è piaciuto il vostro passare con estrema naturalezza, dall’hard rock, al funky a sonorità più anni settanta, sempre mantenendo una precisa identità. Quando componete le canzoni vi ponete limiti, avete già in mente come deve essere il pezzo, o lasciate che siano la vostra creatività e l’istinto a guidarvi?
“Effettivamente ci risulta molto facile passare dal rock al funky o al progressive proprio in virtù del fatto che siamo cresciuti ascoltano e suonando ad ampio raggio il rock degli anni 70 come ti dicevo all’inizio dell’intervista. In quegli anni poi amavamo tantissimo improvvisare sul palco allungando i brani a nostro piacimento tingendoli di svariate atmosfere sonore di volta in volta, cosa che oggi nessuno più usa fare praticamente. Questo da un lato ha creato un grande affiatamento e molta compattezza nella sezione ritmica tra me e Rino e,  da un altro, ci ha resi molto versatili sugli strumenti per cui appunto anche tu hai notato una naturalezza esecutiva nei diversi sounds che a volte usiamo per dar vita ai nostri brani. Soprattutto nel precedente album ‘The Evolution Of Love‘ questo lo si può sentire ancora di più perché volutamente quell’album fu composto abbracciando musicalmente stili e generi diversi mantenendo sempre una matrice hard rock di base. Direi che ad oggi l’unico limite che ci poniamo nello strutturare un brano è la durata di esso che rispetto ai brani del passato abbiamo ridotto corposamente. Per il resto abbiamo molta facilità e tante idee
nella composizione di nuovi brani ed infatti siamo già al lavoro su nuove produzioni”.
Ascoltando le nuove canzoni, si percepisce un certo calore e passione in ogni singola nota, caratteristiche che molte (per fortuna non tutte) giovani band non hanno, a volte per colpa di produzioni troppo boombastiche che affossano gli strumenti, a volte proprio per mancanze tecniche. Cosa pensate della scena musicale odierna, sia italiana che estera?
“Quando entriamo in studio per registrare i nostri dischi cerchiamo di tenere ben in mente che siamo un power trio e che quindi non dobbiamo esagerare nel sovraccaricare di suoni i nostri brani perché poi dal vivo dovranno avere una resa fedele a quanto si ascolta sul disco. Questo è anche un discorso legato alla tecnica e soprattutto al fatto di conoscere le proprie reali capacità e potenzialità sullo strumento per far si che non si crei un divario tra ciò che la
band può esprimere in studio con il supporto della tecnologia e tra quello che essa è in grado poi di suonare effettivamente sul palco. Per quel che riguarda la musica italiana attuale ti dirò che non ne ascolto molta ma se analizziamo più specificamente il metal ci sono davvero tantissime bands lungo tutta la nostra penisola e spesso il livello è molto buono. Ho imparato ultimamente a conoscere ascoltandole molte bands nostrane anche perché siamo inclusi in più compilations su Spotify di sole metal bands italiane come ad esempio Hard Rock Fury. Ma anche nei nostri live in giro per l’italia siamo sempre in compagnia di bei gruppi locali che di volta in volta si esibiscono con noi, e questo è molto
piacevole perché nascono poi delle amicizie tra musicisti che rimangono nel tempo. Cerco di restare aggiornato il più che posso anche sulla attuale scena estera che comunque già da vari anni è stata e continua ad essere caratterizzata anche da continue reunion di grandi gruppi del passato, segno che l’hard rock in quanto genesi di tutte le sue attuali derivazioni non tramonterà mai e resta sempre il mio genere musicale preferito in assoluto”.
Avete in programma delle date per promuovere l’album?
“Abbiamo già avuto modo di suonare il nuovo album in varie date nei mesi scorsi a Firenze,Napoli e in un breve tour in Calabria. Alcune date in programma nel Lazio sono state spostate causa la nuova ondata di covid ma presto le confermeremo. Al momento l’unica certa è quella del 6 marzo al Let it Beer di Roma”.
​
Avete mai pensato, vista la vostra storia musicale, di scrivere una biografia con racconti dell’epoca, curiosità e tanto altro?
“Circa 3 anni fa ci fu proposto un tal progetto da un nostro caro amico giornalista di Napoli, Mauro Boccuni, ed iniziammo a lavorare su questa nostra biografia che era anche un modo per analizzare la scena musicale ed il contesto storico di allora; sfortunatamente e tragicamente Mauro è mancato alcuni mesi fa e quindi questo progetto si è arenato definitivamente. Ma sinceramente io stesso più volte ho accarezzato l’idea di mettere su carta i ricordi,le esperienze e le emozioni di questa band e di coloro che ci hanno ruotato intorno in questi lunghi oltre 40 anni di musica e passione per il rock’n’roll”.
Vi ringrazio per la disponibilità. Volete lasciare un messaggio ai nostri lettori?
“Grazie a te e a Long Live Rock’n’Roll per lo spazio che ci dedicate e per il vostro prezioso lavoro nel divulgare la nostra musica. Mi auguro che siano in molti a leggere questa nostra conversazione e che la loro curiosità nello scoprire e seguire la nostra band sia tanta. Seguiteci ed ascoltateci e date sempre supporto alla musica inedita e al rock’n’roll!

Write A Comment

X