2020 – Interscope Records

Sono passati ormai undici anni, da quando un insoddisfatto Luke Spiller decise di mollare l’università, si trasferi’ da Derby a Bristol, per formare una band insieme al chitarrista Adam Slack.
Nel giro di un anno il duo è pronto a debuttare sulle scene, facendo uscire vari singoli ed un e.p chiamato “Kiss this” , registrato ovviamente con l’incredibile sessione ritmica formata da Jed Elliot al basso e Gethin Davies alla batteria.

Il primo lavoro (full album) della band“Everybody wants” risale al 2014 ed attira subito l’attenzione di diversi fans che li seguono fin dagli inizi,ma soprattutto da svariati big names del music business che gli consentono di farsi le ossa davanti a pubblici sterminati nel ruolo di opening acts.

Definiti da Dave Grohl come “la miglior band di apertura che i Foo Fighters abbiano mai avuto”, in pochi anni, The Struts sono stati felicemente scelti dalle piu’grandi band rock n’roll al mondo. Oltre ad essere stati opening act di gruppi quali Rolling Stones, The Who e Guns ‘N’ Roses, the Struts sono stati scelti da Mötley Crüe come supporters dei loro ultimi concerti .
Nel frattempo la band ha intrapreso vari tours come headliners,conquistando sempre piu’ fans anche per via del clamoroso disco del 2018 “Young and dangerous” ,spinto anche da megasingoli di successo quali “Primadonna like me”, “Body Talks” o “In love with a camera”.

La forza della band è sicuramente dal vivo e tale forza è stata dimostrata in varie occasioni quali i concerti al Fabrique di Milano nel 2019, al Firenze Rocks del 2019 e in tante altre occasioni e festivals quali Rock in Rio e via dicendo.
Non è facile sicuramente convivere con la pressione che inevitabilmente è sempre piu’ aumentata verso di loro e realizzare questo album ,sicuramente è una prova del 9 per confermare la definitiva esplosione verso lidi sempre piu’grossi.
Se prima la band suonava dapprima in posti piu’piccoli e faceva arene o stadi anche grazie a nomi altisonanti, non mi sorprenderei che appena riusciremo a vederci un concerto di questi autentici intrattenitori da palcoscenico, li ritroveremo da soli come headliners negli stadi.


Questo disco è praticamente perfetto, registrato in brevissimo tempo, dopo la fortunatissima esperienza della “Quarantine Radio” della scorsa primavera in pieno- e si spera primo ed unico- lockdown mondiale.
Nel settimanale podcast andato in onda sul loro canale Youtube ufficiale la band suonava pezzi propri, covers inaspettate e dialogava con altri ospiti dalle loro abitazioni.
E’nata cosi’ anche la titletrack dell’album, nonché secondo singolo del lavoro che cala subito l’asso da Novanta sul tavolo.
“Stavo girando Quarantine Radio e Robbie mi ha contattato all’improvviso chiedendomi se potevamo parlare– racconta Luke Spiller, frontman degli Struts parlando dell’Instagram Live show lanciato dalla band durante il lockdown – e abbiamo finito per videochiamarci per circa due ore la prima volta, parlando della vita, della musica, degli UFO e di tutto ciò a cui si può pensare. Gli ho chiesto se gli sarebbe piaciuto lavorare insieme e, mentre stavamo facendo l’album, ci ha gentilmente permesso di venire a registrarlo mentre cantava sulla sua veranda”.
In una recente dichiarazione, Luke ha anche dichiarato che Robbie l’ha aiutato in maniera unica ad uscire da un momentaneo e pericoloso sbandamento con le droghe, telefonandogli spesso e chiedendogli ogni volta come stava.
Robbie ebbe enormi problemi in passato con cocaina,alcool e stress ed in un certo senso si è rivelato come un fratello maggiore per Luke.
La collaborazione tra The Struts e Robbie Williams, è accompagnata da un video in bianco/nero che ha avuto parecchio risalto anche come musica per accompagnare grossi eventi sportivi.

Ci sono tanti ospiti prestigiosi del disco, che risulta essere il loro disco piu’ rock e meno danzereccio della loro carriera.
Possiamo citare il duo dei Def Leppard, Joe Elliott e Phil Collen, presenti nell’omaggio non troppo velato a gente come Slade o The Sweet, “I hate how much i love you” , oppure Tom Morello, axeman dei Rage Against The Machine od Audioslave che con il suo inconfondibile e riconoscibilissimo stile impreziosisce “Wild Child” che è alla fine quello che ti aspetti dalla collaborazione, un mash up dei loro stili.
L’episodio sicuramente piu’ballabile è il primo ritmatissimo singolo “Another hit of showmanship” ,registrato insieme ad Albert Hammond Jr dei “The Strokes”.

 

 


Non ci sono pezzi che ricordano da vicino “Rolls up” o “Primadonna like me” o funkeggianti in stile “In love with a camera”.
Un disco davvero rock anni 70 che ad esempio in “Can’t sleep”,paga pegno a leggende quali Iggy Pop o Marc Bolan dei T-Rex.

Non c’è proprio nessun “filler” in questo disco e ci sono anche pezzi molto d’atmosfera quali “Am I Talking to the Champagne (Or Talking to You)”, quasi da luce soffusa e con una chitarra latineggiante alla Santana di Adam Slack o pezzi nel loro stile quali “Cool”, davvero assai pepato e ritmatissimo e che vedo già come uno dei momenti piu’ coinvolgenti dei loro prossimi e si spera futuri live( per il 2021 sono stati annunciati finora all’I-days Festival a Rho il prossimo 11 Giugno 2021, giornata in cui faranno da supporters agli Aerosmith insieme ai Rival Sons”).

“E’stato davvero divertente registrare questo disco in questo modo piuttosto che lavorare in tutto il mondo con produttori diversi.Abbiamo voluto trasmettere totalmente l’energia e l’adrenalina che avevamo in questo lavoro, che ritengo il nostro migliore lavoro.Per noi sono stati 10 giorni davvero magici e spero che la gente possa sentire questa magia”, dice Luke Spiller a riguardo di questo lavoro.

Il disco è stato prodotto da Jon Levine, insieme al quale la band aveva già lavorato per il precedente album Young & Dangerous”, ed è stato mixato da Claudius Mittendorfer(Panic! At the Disco, Arctic Monkeys, Johnny Marr degli Smiths).
Non manca nulla in questo disco, ci sono ballate nel loro stile quali “Burn it down”, ma che sono diverse assai da canzoni tipo “Something new”, anche se quando Luke suona il piano è sempre piu’ un discepolo di Freddie Mercury.
Ci sono pezzi ritmatissimi e funkeggianti quali “Cool”, pezzo in cui la sezione ritmica formata da
Jed Elliot al basso e Gethin Davies alla batteria, la fanno da padrone o pezzi ballabilissimi e carichi quali il primo singolo “Another hit of showmanship” che vede la gradita presenza di Albert Hammond Jr dei “The Strokes”.

E’presente persino una cover del megahit dei Kiss , “Do you love me”, che viene personalizzata senza stravolgerne l’ossatura cardine e che conferma quanto questo quartetto sia un’incredibile partyband o ci sono pezzi agli antipodi quali “All dressed up”(with nowhere to go) molto grintoso che insieme alla conclusiva e d’atmosfera da luce soffusa “Am i talking to the champagne”(or talking to you) sono i due pezzi che scelgo come piu’belli del lavoro con Adam Slack che tributa non troppo velatamente ,il grande Carlos Santana.



Un piccolo capolavoro,che ho ascoltato diverse volte già ,prima di recensirlo,visto che son un fan della prima ora della band e uno “Strutter” convinto.
Potevo essere deluso o potevo rimanerne conquistato.Con loro, non mi aspettavo la mezza misura e cosi’ è stato,visto che i tre singoli usciti erano tutti e tre diversi tra loro.
C’è anche un omaggio a Iggy Pop e al glam anni Settanta di David Bowie e dei T-Rex in “Can’t sleep” che ha un ritornello da paura ed un assolo al fulmicotone(il piu’bello del lavoro) di Adam Slack.
La band è pronta-secondo me- nel prossimo futuro e appena si potrà esibire live(intendo non con la formula “drive in” che provarono ad agosto)è pronta secondo me ,anche a sbarcare in stadi anche come headliner.
Insomma un lavoro che non delude. Non so se sceglierlo come il loro migliore,visto che non ne hanno sbagliato uno.

Mauro Brebbia

TRACKLIST:

1- Strange Days (con Robbie Williams).
2- All Dressed up (with nowhere to go).
3-Do you love me.
4- I hate you much i want you(con Joe Elliott e Phil Collen dei Def Leppard).
5- Wild Child (con Tom Morello)
6-Cool
7- Burn it down
8-Another hit of showmanship (con Albert Hammond Jr.)
9- Can’t sleep
10- Am i talking to the champagne(or talking to you)

 

LINEUP:

Luke Spiller(voce, pianoforte).
Adam Slack (chitarra).
Jed Elliot (basso)
Gethin Davies (batteria).

SOCIAL:

Sito ufficiale:thestruts.com
Fa
cebook: https://www.facebook.com/thestruts/

 

Mauro Brebbia
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