QUEEN ‘A Night in Bohemia’ – La recensione cinematografica dell’anteprima milanese

Che Freddie Mercury possedesse una voce eccezionale, è storia. Oggi abbiamo addirittura uno studio di un gruppo di ricercatori austriaci, cechi e svedesi come prova scientifica inconfutabile della sua leggendaria “dotazione” (pubblicazione del giornale scientifico Logopedics Phoniatrics Vocology dal titolo Freddie Mercury—acoustic analysis of speaking fundamental frequency, vibrato, and subharmonics). Pare che il team di esperti abbia condotto un’attenta analisi sulla sua voce, scoprendo che Mercury sarebbe stato un baritono e non un tenore grazie all’analisi vocale di sei interviste, che rivelano una frequenza fondamentale nel parlato pari a 117.3 Hz.

La voce di Freddie è stata messa a confronto con quella del cantante Daniel Zangger-Borch, capace, pare, di riprodurre fedelmente il suo stile: ne è emerso che Mercury usava molto uno stile di canto che non si limita alle corde vocali, ma utilizza anche le pieghe ventricolari, una membrana posizionata al di sopra di queste (tecnica celebre tra i cantanti di musica popolare Russa). Per darvi un’idea della “magia” del suo range, le comuni corde vocali vibrano fra i 5.4 Hz e i 6.9 Hz: Mercury si posizionava sui 7.04 Hz. Per quanto riguarda l’estensione, la gamma delle note cantate da Mercury era di ben 37 semitoni, dal fa diesis della seconda ottava – circa 92.2Hz- al sol della quinta – circa 784Hz. (qui l’articolo completo per i curiosi).locandina

Scienza a parte, nella musica si sa, quel che conta è l’emozione, e questa straordinaria esperienza cinematografica mira a regalarci solo per tre imperdibili date (il 16, 17 e 18 maggio) la notte che passò alla storia, quel concerto indimenticabile che significò per il mondo e per i Queen l’inizio di una leggenda senza fine.

Distribuito da Microcinema, Queen A night in Bohemia” (qui il trailer)  regia di Tom Corcoran – è il concerto tenuto dalla band all’ Hammersmith Odeon di Londra il 24 dicembre 1975 e trasmesso in diretta durante il programma musicale di BBC Two “Old Grey Whistle Test”. Quella magica notte, davanti ad un pubblico estasiato, venne eseguita e registrata per la prima volta in assoluto l’indimenticabile Bohemian Rhapsody. Preparo quindi i timpani e la pelle d’oca per una versione del concerto rimasterizzata in ultra HD con tanto di surround sound. Lo stesso Bryan May ha dichiarato: “è stato un concerto speciale, perché era la prima volta che suonavamo un set completo in diretta televisiva”, ebbene mettetevi comodi, sto per raccontarvi in anteprima gli 89 minuti di tutta questa emozione.

In sala si abbassano le luci, e nel silenzio di uno sfondo nero si accendono piano queste parole: “nel 1970, quattro ragazzi arrivarono a Londra per studiare…e invece formarono una band”. Per i primi 25 minuti di proiezione, tutte di immagini e interviste assolutamente inedite, materiale d’archivio e alcuni spezzoni di video dei concerti di Hyde Park, al Rainbow e all’Hammersmith, non si può evitare di commuoversi. Quattro ragazzi pieni di sogni e speranze si alternano ai loro alter ego del presente in un nostalgico ping pong di impressioni e ricordi, aneddoti, rimpianti ed emozioni. Vedere un giovanissimo Freddie seduto su un divano stampato a fiori vestito solo di un paio di jeans e una slavatissima e striminzita t-shirt gialla che giocherella timidamente col cuscino che tiene in grembo fa quasi male. “Scrivo decine di canzoni ogni giorno – racconta candidamente – ma devo ancora migliorare sui testi, lì non sono molto bravo” il pubblico in sala giustamente ride. Scopro con dispiacere che per i primi tre album la band venne sfruttata da manager avidi e senza scrupoli, che continuando a pagarli 20 sterline a concerto (20 sterline!) nel frattempo giravano in Rolls Royce e si costruivano ville con piscine. E poi decine di aneddoti spassosi, e bellissime istantanee di artisti con un talento assoluto e una genialità unica, tratti che emergono prepotentemente quando lo stesso Freddie racconta come “Bohemian Rapsody” fosse un incredibile mix di ben tre canzoni senza nessun nesso logico tra di loro, e di come le radio e la stessa etichetta discografica li avessero caldamente invitati a “sforbiciarla” per venderla sul mercato. La band si oppose con determinazione, e così il mondo ebbe in dono uno dei pezzi più straordinari della storia del rock e della musica in generale. Brian May ricorda con un’emozione fortissima “ogni band ha il suo pezzo iconico, quello che finisce per rappresentarla, e renderla immortale. Bohemian Rapsody può non piacere, ma nessuno può dire che il pezzo non funziona. E’ una canzone che sarà per sempre nostra, e questo nessuno ce lo potrà mai togliere”. Fa commuovere vedere Roger Taylor e lo stesso May  raccontare con la voce rotta di come il talento di Freddie, all’epoca, gli sembrasse perfino normale; ho apprezzato molto il fatto che mai, nemmeno per un momento, il film abbia alluso alla morte prematura di Mercury o lo abbia drammaticamente compianto facendone un martire. Emerge invece un vero e proprio ritratto a colori brillanti, un omaggio senza fine alla bellezza della creatività pura e sfaccettata di un essere irraggiungibile, perché troppo dentro alla musica per essere sfiorato. A questo punto scorrono i titoli di coda, e il boato del pubblico dell’Hammersmith Odeon di Londra inaugura la seconda parte con tanto di pelle d’oca: inizia il concerto, la band appare, e per qualche secondo sembra di essere lì, in quel teatro gremito, la sera della vigilia di Natale. La scaletta è spumeggiante, i quattro sono tutti vestiti di bianco, Freddie con degli stivali alati e Brian che le ali sembra averle per davvero, con una mantellina candida che svolazza ad ogni assolo. Roger racconta che quella sera erano tutti molto stanchi, si trattava della quinta data in fila, e la diretta televisiva li terrorizzava. Beh anche se così fosse, non lo diedero a vedere. Dopo i primi due pezzi – “Now I’m Here” e “Ogre Battle”, su “White Queen”, le lacrime di commozione sono quasi incontrollabili; Freddie da vivo era qualcosa di exra terrestre, e la magnifica resa dell’audio rimasterizzato regala brividi e applausi spontanei. Segue “Bohemian Rapsody” e Freddie seduto al piano è una visione: le note si diffondono sospinte dalla sua voce, e non c’è assolutamente niente al mondo capace di distrarre il pubblico dalla sua struggente perfezione. Il pezzo si rivela un medley con “Killer Queen” e “The March Of The Black Queen” per poi riprendere Bohemian Rapsody in chiusura. Freddie a metà show scompare e dopo “Bring Back That Leroy Brown” e un assolo di May su “Brighton Rock” da far mancare il fiato, riprende a correre qua e là vestito di una tutina nera. la seconda parte del live è un boato dietro l’altro, mitragliate di rock’n’roll che spazia dal prog al melodico, con inserti operistici e cori travolgenti. “Son And Daughter”,”Keep Yourself Alive”,”Liar” e il concerto si chiude trionfale tra palloncini, bambole gonfiabili, stelle filanti e bolle di sapone. Il pubblico applaude per tre minuti buoni, a luci spente, richiamandoli a gran voce, e la band si ripresenta con parrucche, sciarpe oversize e kimono di seta, con Freddie scalzo e in pantaloncini, eseguendo strepitose cover di “Big Spender”, Jailhouse Rock Medley (comprende degli estratti di Stupid Cupid & Be Bop A Lula) e chiudendo con God Save The Queen. Che dire…c’è stato un tempo in cui, nella stessa epoca, sono esistiti e hanno suonato su questa terra Jimi Hendrix, David Bowie, John Lennon, Glenn Frey e un certo Freddie Mercury…per noi amanti della musica quegli anni sono leggenda, e io che non ho mai avuto la fortuna di vedere i Queen dal vivo, (una di quelle cose che se potessi esprimere un desiderio in un mondo parallelo, mi piacerebbe proprio fare), vi consiglio di regalarvi questa esperienza, perchè questo straordinario documento ci si avvicina molto, e il mio consiglio è di non farselo scappare.

QUEEN are: Freddie Mercury, Brian May , John Deacon, Roger Taylor

TRACK LIST

  1. Now I’m Here
  2. Ogre Battle
  3. White Queen (As It Began)
  4. Bohemian Rhapsody
  5. Killer Queen
  6. The March Of The Black Queen
  7. Bohemian Rhapsody (Reprise)
  8. Bring Back That Leroy Brown
  9. Brighton Rock (assolo di chitarra)
  10. Son And Daughter
  11. Keep Yourself Alive
  12. Liar
  13. In The Lap Of The Gods… Revisited
  14. Big Spender
  15. Jailhouse Rock Medley (comprende degli estratti di Stupid Cupid & Be Bop A Lula)
  16. God Save The Queen

 

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2 Commenti su QUEEN ‘A Night in Bohemia’ – La recensione cinematografica dell’anteprima milanese

  1. Ascolto i Queen ormai da molti anni e per me e’ come se fosse sempre la prima volta, mi stupisce e emoziona la loro bravura.la voce di Freddie Mercury poi mette davvero i brividi,no assolutamente!!!,Lui non e’ una delle piu’ belle voci,Lui e’ in assoluto la piu’ bella voce!!! tra i cantanti rock,e non solo!!pero’ questo concerto non l’ho mai visto.Ma dopo aver letto questa bella recensione,che descrive con giusto entusiasmo,sia alcuni tratti della vita dei quattro,sia le oro stupende canzoni,allora giuro che non me lo perdero’ per niente al mondo.GRAZIE.

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