Questo lavoro numero 12 di Ozzy Osbourne, in uscita proprio oggi 21 Febbraio 2020, è stato sicuramente il più discusso tra i fans di tutta la sua leggendaria carriera. Purtroppo il nostro Madman di fiducia, dalla vita sregolata e decisamente al disopra delle righe non se la sta passando proprio bene dal punto di vista della salute e recentemente ha ammesso pubblicamente di essere stato colpito dal morbo di Parkinson ormai da moltissimi anni e che man mano la situazione si è aggravata sempre di più.

Ci sono stati vari annullamenti di tour (quello europeo 2019, finora rimandato a quest autunno e quello nordamericano che era in procinto di partire prossimamente) e tutti i suoi fans sono preoccupati prima di tutto per la sua salute piuttosto che dal rivederlo ancora sul suo ambiente naturale -il palco-. Speriamo di rivedere ancora Ozzy sul palco a Bologna con i Judas Priest di supporto il prossimo 19 Novembre 2020.

Questo album -per alcune persone- è una sorta di testamento ma io dico piuttosto che è la fotografia nitida ed attuale di un leone che non si rassegna ai colpi duri inflitti alla sua salute e vuole ancora divertirsi,facendo quello che lo fa stare bene: cantare.

Un lavoro nato in pochissimo tempo e nato dopo la discussa (ma anche molto fruttuosa visto che ha portato l’artista ovunque) collaborazione con il rapper/trapper americano Post Malone. Il chitarrista di Post Malone, Andrew Watt è anche un produttore ed Ozzy si rivolse a lui per comporre questo capolavoro assoluto. La band non è quella solita che vediamo dal vivo che ha in Zakk Wylde il suo alter ego, ma è un allstar band composta da Ozzy, Andrew Watt, Duff McKagan dei Guns N’Roses al basso e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla batteria. Completano il cerchio ospiti amici di caratura internazionale quali l’amico Elton John, Slash (che ormai ha collaborato parecchie volte con Ozzy sia in studio sia dal vivo) e Post Malone (che ricambia il favore nella tostissima “It’s a raid“).

Undici tracce che ci regalano un Ozzy sorprendente e capace di scrivere il suo capolavoro musicale ad un’età in cui moltissimi sono in pensione e al limite fanno i nonni. Molto autobiografico ed ironico con continui riferimenti a tutto quello che ha passato e non si è fatto mancare in vita sua.

Inizio al fulmicotone con uno dei primi singoli estrattiStraight to hell“, paragonabile all’effetto di un bel manrovescio tirato con violenza in faccia ed accompagnato da un video che incita alla rivolta. Un lavoro molto vario che continua con la splendida ballad “All my life“, che anche senza conoscere nulla di chi sia Ozzy (a parte che lo sanno anche i muri) puzza di english e del suo senso di humour in maniera inequivocabile. Lavoro che poi ti regala un pezzo che sembra fuoriuscire dal masterpiece “Master of Reality” dei Black Sabbath, con suoni claustrofobici e pericolose accelerazioni improvvise che regalano all’ascoltatore un piccolo grande capolavoro.

Non spendo troppe parole sull’accoppiata Ozzy Osbourne/Elton John nella titletrackOrdinary man“. Tutti o quasi siamo rimasti assolutamente a bocca aperta quando abbiamo ascoltato questa splendida e romantica ballad in cui Ozzy si chiede “non so perché so ancora qui” e con i due che si dividono i vari versi accompagnati dal splendido piano del Sir inglese e soprattutto da un assolo fantasmagorico di Slash. Composizioni dei “The Beatles”. La classica canzone che continui ad ascoltare anche 10 volte di fila (se hai tempo).

Si continua con l’altro noto singoloUnder the graveyard“, la prima canzone resa disponibile per ascolto e che non vede la partecipazione di Duff. Ozzy scherza su una sua eventuale morte già dalla strofa iniziale:

“sono stato un cattivo ragazzo
Sono stato sopra la righe
E la verità è che
non voglio morire come un uomo qualsiasi
Ho fatto piangere la mamma
Non so perché sono ancora vivo
Si, la verità è che
non voglio morire come un uomo qualsiasi “

Malinconica, con il basso pulsante di Duff McKagan protagonista, “Eat me ” è un altro tributo ai Black Sabbath. Pezzo che ha un ritornello assolutamente vincente e con Chad Smith che pesta all’inverosimile. L’assurdo di questo disco è che è un classico già al primo ascolto. Un disco che è come gli antidolorifici che deve assumere il nostro Ozzy che spesso non si ricorda le cose a breve termine. Un disco che crea da subito dipendenza .Purtroppo ci fa riflettere sul fatto che grandi rockers come lui non ne nasceranno più e idealmente passano il testimone anche ad altri artisti di generi diversi quali Post Malone, che comunque hanno una carica ed un carisma davvero incredibile.

Today is the day” sembrano gli Alice In Chains interpretati da Ozzy e stranamente me la son immaginata come mashup con “Rain when i die” all’istante. Anche in questa canzone, riflessioni sulla sua vita la fanno padrone e la chitarra di Watt è davvero protagonista di alcune parti vincenti. Ozzy riesce anche a parlare di alieni nella splendida ed ipnotica “Scary little green men“, forse il pezzo piu’ vicino a “Scream” uscito nel 2010. Un pezzo che in qualche frangente sembra quasi una marcetta militare e prodotto alla perfezione.
Holy for tonight” è un altro pezzo in cui Ozzy si mette a nudo e si affida nelle mani di Dio per la sua ultima notte sulla Terra.

“It’s gonna be a lonely night, it’s gonna be a long lonely night
Tomorrow is my last goodbye, so I’ll be holy for tonight
It’s gonna be a lonely night, it’s gonna be the longest of my life
I gotta tell a million lies, but I’ll be holy for tonight “.

Concludono alla grande il lavoro due pezzi che vedono Post Malone come ospite. La prima è uscita ieri (20 Febbraio 2020) e si chiama “It’s a raid“. Davvero il pezzo più grintoso e veloce di tutto l’album. Personalmente lo potrei definire come se i Mr Big più tecnici si mettessero a suonare in stile Guns N’ Roses di “Appetite for Destruction”. Un pezzo violento e che sono certo scatenerà il pogo al prossimo concerto di Ozzy (lo dico per esorcizzare tutto quello che sta succedendo, anche se la situazione non è certo un semplice raffreddore).

Chiude il lavoro, un’altra composizione con Post Malone (accompagnato questa volta da Travis Scott), vale a dire “Take what you want“, che è stata una hit incredibile mesi fa e ha riportato (grazie a Post Malone) Ozzy nella classifica dei singoli più venduti negli Usa. Immaginate la voce di Ozzy, accompagnata dalla calda voce latineggiante (in alcuni tratti) di Post in un pezzo che non disturba affatto e che è molto più Ozzy che Post. Un pezzo da pelle d’oca e che personalmente già all’epoca mi era subito piaciuto.
In sostanza, siamo di fronte ad uno dei probabili “dischi dell’anno 2020” e che dovreste acquistare tutti.
Non per esorcizzare la paura per un’ipotetica dipartita di Ozzy (visto che è il leit motiv dell’album), ma perché il nostro Macellaio preferito ha saputo davvero fare un lavoro splendido paragonabile ad un goal all’incrocio da 30 metri a calcio.

Bravo Ozzy!

Recensione di Mauro Brebbia

Tracklist

Straight to Hell – 3:45
All My Life – 4:18
Goodbye – 5:34
Ordinary Man (feat. Elton John) – 5:01
Under the Graveyard – 4:57
Eat Me – 4:19
Today is the End – 4:06
Scary Little Green Men – 4:20
Holy for Tonight – 4:52
It’s a Raid (feat. Post Malone) – 4:20
Take What You Want (Post Malone feat. Ozzy Osbourne & Travis Scott) – 3:49

Band

Ozzy Osbourne – lead vocals
Andrew Watt – guitars, production
Duff McKagan – bass guitar
Chad Smith – drums
Slash – guitar (tracks 1, 4)
Charlie Puth – keyboards (track 1)
Elton John – piano and co-lead vocals (track 4)
Tom Morello – guitar (track 8)
Post Malone – co-lead vocals (track 10, 11)

Mauro Brebbia
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