Five Finger Death Punch – F8

Better Noise Records - 2020

Il disco della rinascita e il disco della sofferenza interiore e fisica. Così sicuramente, si può definire quest’attesissimo “F8“, ultimo lavoro e ottavo lavoro (come orgogliosamente impresso nel titolo) della band capitanata dal carismatico cantante Ivan Moody e dal chitarrista/produttore Zoltan Bathory. Appena passati dall’Italia con una data – andata sold out – trionfale all’Alcatraz insieme ai leggendari Megadeth, scelta forse a tantissimi incomprensibile per l’inversione dei ruoli di headliner, ma che dimostra dove la band è saputa arrivare.

Questo lavoro è curatissimo sotto ogni aspetto e il sound ottenuto insieme al “sesto membro della band” Kevin Churko è davvero potente e d’impatto. Ci son stati vari problemi durante gli anni: il cantante Ivan Moody ha avuto vari problemi da dipendenze ed è stato sostituito anche in vari frangenti da Tommy Vext, il chitarrista Jason Hook è stato alle prese con problemi di salute ed ha abbandonato il tour sostituito (anche per la data a Milano) da Andy James e c’è stata una dolorosa separazione (anche con qualche strascico legale) dallo storico batterista Jeremy Spencer che è stato sostituito ormai in pianta stabile (anche in studio) da Charlie Engen. Questa è sempre stata la filosofia della band. Tour incessanti a costo di pesanti logorazioni sia dal punto di vista psichico/fisico e sia soprattutto nei rapporti interpersonali. Non ci sono enormi sorprese né stravolgimenti in questo “F8”, rispetto al loro tipico sound dominato da un senso del groove davvero meticoloso e personalissimo.

Certo l’inizio di “F8”, titletrack strumentale ti spiazza. Viole, archi e comunque le chitarre pronte subito a esplodere nel programmatissimo singolo radiofonico “Inside Out“. Ivan si mette completamente a nudo in questo brano e non si vergogna dei suoi tormenti interiori e vuole esorcizzarli come sa meglio fare. Col canto.

Full Circle“, invece è una legnata in faccia che ti lascia i segni del pugno (come rappresentano anche tanti fan che in concerto tributano la band disegnandosi in faccia un pugno). Un perfetto connubio tra i Korn, i migliori Clawfinger e gli Slipknot, reso però assolutamente vincente dal duello chitarristico di Hook e Bathory. “F8” è un gioco di parole che può anche essere scritto come “Fade“, in italiano “Destino”. La band dal 2007 è diventata assoluta protagonista, salendo sempre più in alto nei vari bill dei festival e con video musicali che sono stati cliccati moltissimo su Youtube e le varie piattaforme.

C’è un attimo di rallentamento apparente con “Living the dream“, che però man mano ti stritola e non ti lascia scampo, con vari cambi di tempo. “A little bit off ” ha una base molto ruffiana che mi ha ricordato da vicino alcune cose tentate in passato dagli Sugar Ray e un certo approccio alla Fred Durst. Il ritornello è davvero ruffiano e fatto esplicitamente per essere cantato in coro. Se amate invece le sonorità assassine, con riff in territori Slayer, “Bottom of the top” vi conquisterà da subito. Anche se poi durante il brano, rallenta e diventa quasi melodica, ma d’altronde questa caratteristica è prerogativa della band da tempo. Un pugno in faccia da Marvin Hagler avrebbe fatto meno male.

Altro pezzo che voglio citare come ottimo rappresentante del lavoro è la sofferta ballad con archi ed orchestra, “Darkness Settle in“, altro pezzo autobiografico di Mr. Moody. Menzione particolare è assolutamente dovuta invece alla durissima “This is war“, con una batteria selvaggia, riff di chitarra chirurgici ed assassini e voce davvero cazzuta. Forse una piccolissima pecca del disco è il basso di Chris Kael che viene un attimino sacrificato ma che in alcuni pezzi come “Scar Tissue” (da non confondere con la nota canzone dei Red Hot Chili Peppers), è come una fatality ben riuscita in qualche gioco di ruolo.

La terapia dei FFDP ha fatto effetto ancora una volta e sono certo che questo lavoro venderà moltissime copie. Loro sono certi di quello che sanno offrire ai loro aficionados e lo mettono in musica con “Death punch therapy“. In sostanza, un gran bel disco.

Recensione di Mauro Brebbia

Tracklist:

  1. F8
  2. Inside Out
  3. Full Circle
  4. Living The Dream
  5. A Little Bit Off
  6. Bottom Of The Top
  7. To be Alone
  8. Mother May I (Tic Toc)
  9. Darkness Settles In
  10. This Is War
  11. Leave It All Behind
  12. Scar Tissue
  13. Brighter Side Of Grey
  14. Making Monsters
  15. Death Punch Therapy
  16. Inside Out (Radio Edit)

Line-Up:
Ivan Moody – Vocals
Zoltan Bathory – Guitars
Jason Hook – Guitars
Chris Kael – Bass
Charlie Engen – Drums

 

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